cctm collettivo culturale tuttomondo Bertolt Brecht Io che nulla amo più
Io che nulla amo più di Bertolt Brecht (Augsburg, 1898 – Berlino Est,1956)
Io che nulla amo più
dello scontento per le cose mutabili,
così nulla odio più del profondo scontento
per le cose che non possono cambiare.
da Poesie, Einaudi, 2014

foto: Eric Madigan Heck -fair use
L’opera poetica di Bertolt Brecht è, in Italia, meno conosciuta di quella del Brecht drammaturgo. Eppure – ebbe a notare un lettore di straordinaria acutezza come Walter Benjamin – si presenta all’interno della lirica tedesca del Novecento con caratteri di spiccata originalità. Perché Brecht fu un testimone lucidissimo del secolo scorso, e di questo impegno di testimonianza, rafforzato dall’adesione a un marxismo vissuto criticamente e sempre rimesso in discussione, risentono anche le sue poesie. C’è tuttavia un Brecht piú intimo e personale – qui presentato da Guido Davico Bonino – che fin dagli anni della gioventú si misura con i grandi temi della vita, e, via via che il suo stile si arricchisce, riesce a trarne accenti di singolare secchezza e incisività, quasi volesse puntare a un’essenzialità propriamente classica.
Bertolt Brecht (Augsburg, 1898 – Berlino Est,1956) poeta, narratore, drammaturgo e regista, con il suo «teatro epico» ha rivoluzionato i palcoscenici di tutto il mondo.
Dopo essere stato protagonista della vita culturale della Repubblica di Weimar, nel 1933 lasciò la Germania all’indomani dell’incendio del Reichstag, continuando a combattere contro il nazismo con le armi dell’arte e dell’impegno intellettuale. Un lungo esilio lo portò in Svizzera, Francia, Danimarca, Finlandia e California. Nel 1948 ritornò in patria stabilendosi a Berlino Est.
Autore di una vastissima messe di drammi, prose e poesie, la sua influenza sulla cultura contemporanea – dal lessico politico alla musica popolare – è incalcolabile.
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