cctm collettivo culturale tuttomondo Mario Calabresi La ragazza delle acciughe
La ragazza delle acciughe di Mario Calabresi (Milano,1970)
A Lavagna i pesci non abitano più solo in mare ma anche in uno strano spazio che nel tempo è stato una chiesa, un laboratorio e un negozio. Oggi è lo studio di un’artista e dalla vetrina si vedono subito gruppi di acciughe che fanno il pallone, pesci spada e verdesche che puntano verso l’alto e specie di profondità ai più sconosciute. In questo spazio lasciano il segno, traccia della loro esistenza, e grazie a pregiate carte giapponesi cominciano un viaggio che li porta nel mondo. Nel mio caso un banco di acciughe del mar Ligure – quelle in cui parlo nel capitolo dedicato al pescatore genovese Elia – è arrivato fino alla copertina del mio libro.

immagine: La copertina di Alzarsi all’alba
Così sono andato a cercare l’artista che abita con i pesci e che ha portato in Italia un’antica tecnica giapponese chiamata gyotaku. Elena Di Capita, ha quarant’anni, è nata qui di fronte al mare, ha studiato come restauratrice e per anni si è occupata di dipinti e missioni archeologiche. Fino al giorno in cui un ragazzo, conosciuto per strada, non le ha parlato del metodo giapponese di tenere la memoria dei pesci.
A spingermi ad andare a conoscerla a Lavagna è stata proprio la scoperta che lei i pesci non li riproduce, non li dipinge con un pennello su una tela o un foglio di carta, ma ne salva l’impronta.
I pescatori giapponesi, a metà dell’Ottocento, diedero vita alla tradizione di conservare la memoria di una cattura importante. Il pesce veniva colorato con un inchiostro a base di carbone e poi lo si copriva con un foglio in modo che lasciasse l’impronta. L’immagine veniva poi corredata dalle informazioni: specie, misura, peso, data di cattura e nome del pescatore. I due esemplari più antichi arrivati da noi sono datati 1839.

foto: Elena Di Capita mentre dipinge gli occhi di un pallone di acciughe
Elena comincia a sperimentare questa tecnica nel 2018, ma immediatamente la innova. In Giappone si riproducono pesci singoli, lei invece inventa i banchi di acciughe in movimento e crea situazioni dinamiche. Poi nel 2023 decide di affinare la sua tecnica e riesce a studiare con il vecchio maestro del gyotaku colorato Masatsu Matsunaga poco prima della sua morte.
Torna e apre uno studio in via Dante Alighieri, nel cuore di Lavagna ma a soli seicento metri dal mare, e il suo grande tavolo ogni giorno si anima con i pesci che trova al mercato o che le portano i pescatori.
(Avvertimento importante: nessun pesce viene catturato per raccoglierne l’impronta, lei utilizza solo ciò che è già stato pescato o che è finito nelle reti dei pescatori. Inoltre, i pesci che utilizza per le sue opere non vengono poi buttati, ma restano commestibili e vengono cucinati) … continua a leggere
da Altre Storie
_
