cctm collettivo culturale tuttomondo Saffo (Grecia)
Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più alto;
la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla.
Saffo

Photo by Ember Sitton on Unsplash
traduzione: Salvatore Quasimodo
Saffo (Ereso, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica.
Le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall’antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), oltre che dalle testimonianze dei grammatici. Ciò che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici antichi le cui fonti però erano di dubbia attendibilità, seppure essi avessero accesso a un numero assai maggiore di versi della poetessa. Già nell’antichità, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell’epoca (fu il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo – metà del VI secolo a.C.-, ad accreditare la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle che nel tiaso educava alla musica, alla danza e alla poesia, un amore omosessuale), fu oggetto di vere e proprie leggende, poi riprese e amplificate nei secoli a venire, specie nel momento in cui, a partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell’amore omosessuale femminile, dando origine al termine “saffico”, mentre la parola “lesbica” deriva dal nome della sua isola natale.
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