cctm collettivo culturale tuttomondo Edna St. Vincent Millay Quando mi lascerai
Quando mi lascerai tu, a me più caro
oggi d’ogni parola che io scriva,
né più sarai il guardiano del mio cuore
di cui sarà ridata a me la chiave –
e non sarai – come mi sembri ora –
il sole, da cui muove ogni splendore
in un cerchiato nimbo, né un infranto
raggio di luna che si tuffa in mare,
di questo istante mi ricorderò
e piangerò, come mi vedi ora,
la tua pena d’amore, come un fiore
timoroso di morte ma assonnato
che osserva un poco languido e sgomento
il vento in cui disperderà i suoi petali.
Edna St. Vincent Millay

da Poesie, Crocetti, 2020
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Photo by Heber Davis on Unsplash
traduzione: Silvio Raffo
Edna St.Vincent Millay (Rockland, 1892 – Austerlitz, 1950) è stata una poetessa statunitense.
Fin da giovane Edna mostrò un talento straordinario per la poesia. Nel 1912, all’età di soli vent’anni, scrisse “Renascence”, un poema che attirò l’attenzione quando si classificò al quarto posto in un concorso letterario nazionale, The Lyric Year. Questo successo le aprì la strada per il Vassar College, dove si laureò nel 1917. Appena dopo la laurea, pubblicò la sua prima raccolta, Renascence and Other Poems, che la lanciò nel panorama letterario americano.
Dopo il college si trasferì a Greenwich Village, a New York, dove visse la vita bohemien tipica dell’epoca, diventando un simbolo della donna moderna e libera degli anni Venti. La sua sexualità aperta e il suo stile di vita non convenzionale scandalizzarono molti conservatori, ma la resero anche molto popolare tra i giovani. Il suo poema “First Fig”, contenuto nella raccolta “A Few Figs from Thistles” (1920), contiene una delle sue frasi più celebri: “My candle burns at both ends” («La mia candela brucia ad entrambe le estremità»), che divenne il simbolo della sua esistenza intensa e passionale.
Nel 1923 vinse il Premio Pulitzer per la poesia con The Ballad of the Harp-Weaver, diventando la terza donna nella storia a ricevere questo riconoscimento.
Come il suo contemporaneo Robert Frost, Millay è stata una delle più abili scrittrici di sonetti del ventesimo secolo, e come Frost, è stata in grado di combinare atteggiamenti modernisti con forme tradizionali creando una poesia americana unica. Ma la popolarità di Millay come poeta aveva almeno altrettanto a che fare con la sua persona: era nota per le sue letture e spettacoli avvincenti, le sue posizioni politiche progressiste, la rappresentazione franca sia dell’etero che dell’omosessualità e, soprattutto, la sua incarnazione e descrizione di nuovi tipi di esperienza ed espressione femminile.
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