cctm collettivo culturale tuttomondo Dario Bellezza poesia
di Dario Bellezza (Italia 1944-1996)
Nella mia notte il pessimo tuo mattino
sul lastrico mentre io vado a dormire
e tu non hai casa. Sei solo nel temporale.
Sì, nel lastrico, i marciapiedi a camminare,
sonno mai dormito per te. Invano io
nel letto e le sudate coperte
e tu mendichi a me piangendo la tua giornata
per accontentare la mia primordiale ferocità.
Che ora costringo il mio cattivo giorno all’aria
fino al castello delle tue ossa che un amante
inglese scrocchia.
Non c’è lutto per te, letto, usate
brande o mutande…
da Tutte le poesie, Mondadori, 2015

foto: Dario Belezza poesia
Come in una tela caravaggesca, la poesia di Bellezza trova nel tema dell’eros e del corpo, sospeso tra incanto e sregolatezza, la sua più genuina, dirompente espressione.
Dario Bellezza (Roma, 1944 – Roma, 1996) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo, traduttore e curatore editoriale italiano.
«Il miglior poeta della nuova generazione»: così Pier Paolo Pasolini salutava l’esordio di Dario Bellezza, nel 1971, con la raccolta Invettive e licenze, che da subito riscosse un grande interesse nella critica e accese nel pubblico un vivace dibattito.
Apprezzato come eccezionale traduttore dell’opera omnia di Arthur Rimbaud, è stato narratore enfatico, a tratti verboso, di una Roma che in quegli anni, a cavallo tra i Settanta e i Novanta, iniziava ad ammalarsi di realtà, perdendo l’innocenza e quel sogno d’eternità. La poesia di Bellezza, in tal senso, può ben sembrare una profezia neo-decadente di quello che la società e il mondo dopo di lui sarebbero diventati. Secondo lo scrittore e poeta Aldo Onorati, testimone tra quelli coi quali Dario condivise le frequentazioni della società letteraria capitolina del secondo Novecento, «la scomparsa di Bellezza ha in effetti segnato la fine di un ciclo».
_
