cctm collettivo culturale tuttomondo Zerocalcare Due spicci
Mamma: Solo una cosa ti chiedo.
Zerocalcare: Eh.
Mamma: Di essere felice.
Zerocalcare: (monologo interiore)
E porco due m’hai detto cazzo! Se mi dici “ti chiedo solo una cosa”, m’aspetto una cosa facile. Tipo: “ti chiedo solo una cosa, mandami un messaggino quando torni a casa”. No, “essere felice”! Che porco due è soltanto tipo la ricerca infinita de tutti gli individui da quando nascono a quando crepano in tutta la storia dell’umanità!
Che poi mi puoi chiedere una cosa su cui non c’ho nessun controllo? Non è che decido io se so’ felice o no. È come se mi chiedi una cosa sola: d’avé la voce da Aretha Franklin. Ma io che ti posso fa’ se gracchio?
Ahh! Mo’ so’ infelice e mi sento pure in colpa, come una bestia ingrata, perché è vero che non mi hai fatto mancare niente. Sono stato un ragazzino amato, c’ho avuto il Super Nintendo, la Xbox e la PlayStation 1, 2, 3, 4 e 5. Mi se’ venuta a prendere alle feste a mezzanotte quando ti chiedevo di vederci dietro l’angolo perché mi vergognavo di te e papà. M’hai cantato le efferate ninne nanne francesi sulle vedove dei mariti morti in guerra quando non riuscivo a dormire. M’hai accompagnato a vedere Jurassic Park al cinema dodici giorni di fila perché stavo in fissa.
Hai fatto tutto quello che serve per rendere un ragazzino felice. Quindi non è colpa tua, non hai sbagliato niente, non è colpa di nessuno. Non lo so chi è. Forse ci sono delle emozioni a cui qualcuno di noi non c’ha accesso. Lo sai che stanno là, dietro a una porta, però non sai come aprirla. Ma questo non lo puoi di’ a chi ti vuole bene, perché se no si danna l’anima.
Armadillo: Ma perché pensi che non si capisce? Guarda che si vede dall’occhi quando uno ha un’anima in pena, eh. Se vuoi glielo dico io, io tanto…
Zerocalcare: No, no, no, te prego non glielo di’, te prego non gli di’ niente.
Armadillo: Ma già lo sa! Secondo te pensa che sei l’anima della festa te?
Zerocalcare: Non sa della botola, della porta, i rovi, tutta sta roba qua non la deve sape’. Ti prego non gli di’ niente, voglio che pensa che sto bene.
Armadillo: Ma come fa a pensa’ che stai bene, ma te sei visto in faccia?
Zerocalcare: Oh, te prego.
La posso delude in mille modi, ma non voglio che pensi che tutto quello che ha fatto non è servito a niente.
Armadillo: Ok, ok, non glielo dico, non glielo dico, dai.
Zerocalcare: Dai, dai, te prego, te prego… non deve sape’ niente.
Armadillo: Mo’ uno, tranquillo, non glielo dico.
Zerocalcare: Ma sì che so’ felice, mà…
Mamma: E allora va bene! L’importante è quello.
ZeroCalcare da Due Spicci, Netflix, 2026
Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech (Arezzo, 1983), è un fumettista italiano.
Dopo un’infanzia trascorsa tra Toscana e Francia, si stabilisce da bambino a Roma, nel quartiere di Rebibbia, che diventerà il cuore delle sue storie.
Si forma al Lycée Chateaubriand (scuola francese di Roma), dove sviluppa la passione per il fumetto. Esordisce nel 2001 con un racconto sul G8 di Genova, iniziando a disegnare per centri sociali e testate indipendenti. Il nome Zerocalcare nasce da uno spot TV di un prodotto anti-calcare.
Il suo successo arriva nel 2011 con La profezia dell’armadillo, a cui seguono Un polpo alla gola, Kobane Calling. Nel 2021 la serie Netflix Strappare lungo i bordi lo rende famoso in tutto il mondo, mentre nel 2023 scrive e dirige Questo mondo non mi renderà cattivo.
Zerocalcare è la voce della sua generazione: racconta con ironia e sincerità le ansie, il precariato, l’amicizia e la vita di periferia, diventando uno degli autori italiani più amati e influenti degli ultimi anni.
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