cctm collettivo culturale tuttomondo Nadeesha Uyangoda (Sri Lanka)

Neela in Italia aveva un lavoro, una figlia, una casa – in quest’ordine, ma senza che nessuna delle tre cose le appartenesse davvero. E mezzo cane, Mao, di cui si prendeva cura dal sabato al lunedí. A Neela non era mai piaciuto possedere qualcosa qui, le dava la sensazione che anche lei facesse parte di questo luogo: intratteneva con la geografia una relazione di mutuo debito. Invece, in Sri Lanka, delle quattro sorelle con cui era cresciuta, ormai non aveva piú rapporti quasi con nessuna: il tempo si era infilato in ogni pertugio e aveva scavato una lontananza che neppure WhatsApp poteva colmare. Le due maggiori avevano vissuto un’esistenza tanto distante dalla sua che a stento ne ricordava i nomi: Dammika e Priyanga vivevano ai confini piú lontani della memoria. Con Pavitra, la piú piccola, e Himali, la penultima, aveva condiviso qualcosa di piú della semplice vita.
Senza contare poi che Internet, sull’isola, era tanto problematico quanto costoso. L’ultima volta che era tornata aveva discusso con le sorelle minori con cui ancora parlava. Sua figlia Ayesha, che aveva l’abitudine di vedere il meglio in tutti e il peggio in lei, aveva detto che era colpa sua, naturalmente – ma non la poteva biasimare, era un trattamento che la ragazza riservava anche a sé stessa.
Nadeesha Uyangoda
incipit di Acqua sporca, Einaudi, 2025
Dopo trent’anni trascorsi in Italia, Neela ha deciso di tornare in Sri Lanka. Come l’attrazione gravitazionale della Luna, questa scelta genera maree che si ritirano dalle coste della sua famiglia, scoprendo ansie radicate nelle menti e spiriti ancestrali imprigionati nei corpi. Sull’isola, sua sorella Himali cresce una figlia sul modello di un ideale politico, con un marito fantasma, ex militante comunista immigrato senza documenti in Europa. Pavitra, la sorella piú piccola, alle spalle un matrimonio insapore, si aggira come uno spettro in un appartamento non suo, soffrendo la povertà che l’ha costretta a dare in pegno l’unica ricchezza che possedeva. Ayesha, la figlia di Neela, vive a Milano una vita sgretolata, precaria, senza mai riuscire a «trovare né la soddisfazione morale né la compensazione economica». Una storia famigliare ambientata tra il presente e il passato, tra due spazi geografici che sradicano e frammentano, tra un Paese in cui è difficile provare a realizzare i propri sogni e uno in cui la magia e il mito pervadono ancora ogni cosa.
Nadeesha Uyangoda è nata in Sri Lanka, ma vive in Italia.
È autrice del libro L’unica persona nera nella stanza (66thand2nd, 2021) e ideatrice di Sulla Razza (Juventus / Undermedia), un podcast che traduce parole e concetti sulla questione razziale dal contesto angloamericano alla società italiana. Ha scritto per media nazionali e stranieri, tra cui Internazionale, Open Democracy, Al Jazeera English, Telegraph, La Stampa, Robinson di Repubblica. Ha vinto il Premio Sila nella sezione “Economia e Società”, il Premio Rapallo Speciale “Anna Maria Ortese”, il Premio Anima 2021 per la letteratura e il Premio Giuditta per la saggistica. Collabora con L’Ufficio Reti e Cooperazione Culturale del Comune di Milano per cui ha realizzato il podcast La cura delle parole e di cui è consulente sui temi dell’identità culturale, razza, migrazione e seconde generazioni, all’interno del palinsesto 2022 di Milano Città Mondo #07.
Tra i suoi titoli, L’unica persona nera nella stanza (66thand2nd, 2021), Corpi che contano (66thand2nd, 2024), Acqua sporca (Einaudi, 2025).
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cctm collettivo culturale tuttomondo Nadeesha Uyangoda (Sri Lanka)
