cctm collettivo culturale tuttomondo Gian Carlo Conti (Italia)

Ormai non penso a te che raramente per una vecchia abitudine
che va morendo e non provo dolore se passano mesi senza vederti,
il male che ho sofferto si è assopito,
penetrato con gli altri a formare una crosta di terra
dove nasce ogni mio gesto, ogni mia voce,
una terra che invecchia e si indurisce e cresce senza misericordia.
Gian Carlo Conti
da Chiudere gli occhi, Comune di Parma, 1984
_
foto: Marina Ballo Charmet – fair use
La poetica di Gian Carlo Conti respira l’humus che la realtà gli offre ogni giorno con palpiti di solitudine. Le sue poesie profilano un variegato componimento dai colori delicati, anche quando l’intimità del verso diventa più accesa, anche se sempre sorretta dalla commozione o dalla meraviglia, per tutto ciò che interseca la sua strada.
I suoi versi conservano il profumo dei tigli ed il sapore atemporale di una lirica che evoca la funzione storica della memoria, anche se molte morfologie sociali e paesaggistiche hanno mutato espressione o sembrano in via di spengimento. Edmondo Busani
Gian Carlo Conti nasce nel 1928 a Piacenza, ma vive fin da ragazzo a Parma.
Frequenta il liceo Romagnosi, dove è allievo di Attilio Bertolucci, e si laurea all’Università di Bologna. Collabora a riviste e pagine letterarie locali e nazionali, tra cui il “Raccoglitore”, “Botteghe Oscure” e “Palatina”. Critico cinematografico e traduttore, in vita pubblica Un mite ottobre ed altre poesie (Il raccoglitore, 1952), Il primo passeggio dopo il mare (Sciascia, 1955) e Il profumo dei tigli (Sciascia, 1956). Postume usciranno due raccolte di poesie, Chiudere gli occhi (Comune di Parma, 1984) e Non si ricordano più (Guanda, 1991), entrambe a cura di Giorgio Cusatelli e Paolo Lagazzi, e un romanzo I briganti neri (Guanda, 1996), rimasto inedito tra le carte del poeta. GianCarlo Conti muore a Parma nel gennaio del 1983.
