cctm collettivo culturale tuttomondo Antonio Gramsci (Italia)
L’aspetto della crisi moderna che viene lamentato come «ondata di materialismo» è collegato con ciò che si chiama «crisi di autorità». Se la classe dominante ha perduto il consenso, cioè non è più « dirigente », ma unicamente « dominante », detentrice della pura forza coercitiva, ciò appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono più a ciò in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.
Antonio Gramsci
da Quaderni del carcere, Einaudi, 1951

opera: Marzia Schenetti, Antonio Gramsci
Antonio Gramsci (Ales, 1891 – Roma, 1937) è stato un politico, filosofo e giornalista italiano, tra i pensatori più influenti del Novecento.
Nato in Sardegna in una famiglia di modeste condizioni, si trasferì a Torino nel 1911 per studiare, entrando presto in contatto con il movimento operaio e socialista. Nel 1919 fondò con Togliatti, Tasca e Terracini il settimanale L’Ordine Nuovo, punto di riferimento dei Consigli di fabbrica torinesi durante il Biennio Rosso.
Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Eletto deputato nel 1924, ne divenne segretario, opponendosi all’ascesa del fascismo. Nel 1926, nonostante l’immunità parlamentare, fu arrestato dal regime fascista e condannato a oltre vent’anni di carcere.
Durante la detenzione, tra il 1929 e il 1935, scrisse i celebri Quaderni del carcere, in cui elaborò concetti fondamentali come l’egemonia culturale, il ruolo degli intellettuali organici e il rapporto tra struttura economica e cultura nella società. Quest’opera, pubblicata integralmente solo dopo la guerra, ha influenzato profondamente la filosofia politica e gli studi culturali contemporanei.
Gravemente debilitato dalla prigionia, morì a Roma pochi giorni dopo essere stato scarcerato, il 27 aprile 1937.
_