cctm collettivo culturale tuttomondo Giorgio Caproni per Franco Costabile
Franco Costabile, nei limiti e forse oltre i limiti dell’umano, era un angelo. Non ho conosciuto nessun poeta, in questo senso, più poeta di lui. Giorgio Caproni

Per Franco Costabile
Si muore d’asfissia,
è noto, per difetto
d’ossigeno. Lo si può anche,
e forse più dolorosamente,
per mancanza d’affetto.
Giorgio Caproni
da Tutte le poesie, Garzanti, 1983
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foto dal web
Giorgio Caproni (Livorno, 1912 – Roma, 1990) è stato un poeta, traduttore e scrittore italiano.
La sua opera è caratterizzata da una profonda riflessione su temi come il viaggio, la memoria e l’identità, con particolare attenzione alla figura della madre e alla città di Genova, che considerava la sua “città dell’anima”.
Caproni ha saputo combinare una perizia stilistica con una forte carica emotiva. Utilizzava forme classiche come il sonetto, ma spesso le adattava in modo innovativo, impiegando enjambements e rime interne per creare un ritmo fluido. La sua poesia è nota per la capacità di evocare immagini vivide e per un linguaggio accessibile, pur mantenendo una profondità concettuale.
Tra le sue opere più significative si annoverano: Come un’allegoria (1936), Cronistoria (1943), Stanze della funicolare (1952), Il passaggio d’Enea (1956), che raccoglie poesie sia prime che nuove, Il seme del piangere (1959), Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee (1965), Il “Terzo libro” e altre cose (1968), Il muro della terra (1975), Il franco cacciatore (1982) e Il conte di Kevenhüller (1986). Nel 1989 pubblicò anche una raccolta complessiva intitolata Poesie 1932-1986. In prosa, ha scritto un diario di guerra intitolato Giorni aperti (1942) e altre opere evocative come Il gelo della mattina (1954), oltre a racconti come Il labirinto (1984). Ha inoltre realizzato traduzioni di grande valore di opere di autori come Apollinaire, Proust, Céline e Cendrars. Dopo la sua morte, è stata pubblicata una nuova raccolta di poesie, in parte già preparata dall’autore, a cura di G. Agamben, intitolata Res amissa (1991).
Franco Costabile (Sambiase, 1924 – Roma, 1965) è stato un poeta ermetico italiano.
La sua opera è profondamente segnata dalle vicende personali e dalle condizioni storiche e sociali della Calabria, terra alla quale rimase sempre legato
Costabile crebbe in un contesto familiare difficile: il padre abbandonò la famiglia quando lui era ancora bambino per trasferirsi in Tunisia, lasciando un profondo segno nella sua vita e nella sua poetica
Dopo gli studi a Messina, si trasferì a Roma, dove ebbe come maestro Giuseppe Ungaretti, figura che influenzò notevolmente il suo percorso letterario.
La sua poesia si caratterizza per un forte impegno civile, con temi come l’emigrazione, la povertà, l’ingiustizia sociale e il dramma della Calabria del dopoguerra. Tra le sue opere più note vi sono Via degli ulivi (1950) e La rosa nel bicchiere (1961). Il Canto dei nuovi emigranti, una delle sue composizioni più celebri, vinse il Premio Letterario Frascati e rappresenta un potente inno di protesta contro le condizioni di vita dei calabresi
Costabile visse un’esistenza segnata da conflitti interiori e difficoltà relazionali, culminata nel suicidio nel 1965, pochi mesi dopo la morte della madre, figura centrale nella sua vita e nella sua identità calabrese
Considerato uno dei massimi esponenti del neorealismo calabrese, Franco Costabile ha saputo unire l’essenzialità dell’ermetismo con una sensibilità sociale acuta, lasciando una testimonianza poetica che ancora oggi risuona come un appello alla giustizia e alla memoria.
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