cctm collettivo culturale tuttomondo Milan Kundera da Amori ridicoli
Forse un uomo e una donna sono più vicini l’uno all’altro quando non vivono insieme e sanno soltanto di esistere, quando sono riconoscenti l’uno all’altro solo perché esistono e perché l’uno sa che l’altro esiste. E alla loro felicità questo basta.
Milan Kundera
da Amori ridicoli, Adelphi, 1988

foto: Milan Kundera
Kundera ha detto una volta che aveva scritto Amori ridicoli «con maggior divertimento, con maggiore piacere» di tutti gli altri suoi libri, salvo Il valzer degli addii. Quel divertimento, quel piacere si trasmettono a ogni lettore, irresistibilmente, appena apre queste pagine. In sette racconti, composti in una forma chiusa e perfetta, piena di corrispondenze, Kundera lascia che si sfreni il suo estro vaudevillesco. Si tratta sempre di amore, in queste storie. Ma un amore a cui si accompagna ogni volta un altro elemento, la mistificazione, con effetto deflagrante. Il mondo, quale si presenta con aria di seriosa compostezza, va felicemente in pezzi sotto i nostri occhi, frantumato dalla duplice spinta dell’eros e della mistificazione. E l’essenza amorosa, nella sua leggerezza e nel suo pathos, si sprigiona finalmente, come liberata da una costrizione.
Milan Kundera (Brno, 1929 – Parigi, 2023) è stato uno scrittore, poeta, saggista e drammaturgo francese di origine cecoslovacca ed etnia ceca.
La sua carriera di scrittore iniziò con poesie e racconti negli anni Cinquanta, ma raggiunse ampio successo con opere come “Amori ridicoli” (1963-64), il romanzo “Lo scherzo” (1967), e soprattutto con “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (1984), il suo libro più celebre, che è diventato un classico della letteratura contemporanea. Kundera è noto per la sua prosa raffinata, la mescolanza di forma saggio e romanzo, e per trattare temi profondi come l’amore, la memoria, la politica e la condizione umana con ironia e profondità.
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