cctm collettivo culturale tuttomondo Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi

di Arnoldo Mosca Mondadori – prefazione di Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, Piemme, 2026
Le novità di cui il mondo ha bisogno nascono nei cuori degli uomini. Nel 1992, Vito Alfieri Fontana era il proprietario di un’impresa che produceva mine antiuomo.
Lo faceva da sedici anni, con ottimi risultati commerciali: aveva venduto in tutto il mondo circa 2,5 milioni di questi ordigni spaventosi, che restano sui campi di battaglia e nei territori sconvolti dalla guerra anche anni e anni dopo il termine delle ostilità, continuando a uccidere e mutilare civili, spesso bambini, e a rendere impraticabili e inabitabili intere regioni.
Aveva ereditato l’azienda da suo padre, nella produzione di armi era cresciuto e a questa attività doveva il benessere proprio e quello della propria famiglia.
Un giorno ebbe una disattenzione: lasciò in macchina dei cataloghi dei suoi prodotti e il figlio, che stava accompagnando a scuola, li sfogliò, si spaventò e gli domandò: − Che roba sono le mine antiuomo? −. Lui glielo spiegò e cercò di presentare se stesso agli occhi del piccolo come un uomo che faceva “quello che qualcuno deve pur fare”. Il bambino gli domandò: − E perché proprio tu? −, ma soprattutto, per nulla convinto dalle spiegazioni che riceveva, gli disse: − Insomma, papà, tu sei un assassino?
Il bambino aveva otto anni.
L’ingegner Vito Alfieri Fontana si scoprì nudo di fronte alla limpida logica di pace di un bambino e decise di chiudere l’azienda e di riconvertirne la produzione. Ma soprattutto cominciò a lavorare per INTERSOS, l’organizzazione che si occupa di bonificare i campi minati che lui stesso aveva contribuito a creare. Ha trascorso più di vent’anni nei Balcani facendo proprio questo, disinnescando anche personalmente come volontario migliaia e migliaia di mine, con tutte le competenze che aveva acquisito in anni di produzione di morte.
Dunque le novità di cui il mondo ha bisogno nascono anche nei cuori degli uomini più difficili da toccare. Basta che li raggiunga la voce di un bambino.
Conosciuta la storia di Vito Alfieri Fontana, ebbi un’idea e scrissi a papa Francesco: “Santo Padre, caro fratello, mi permetto di condividere con te un’iniziativa. Ho pensato a un’idea per un libro: Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Un libro composto di lettere di bambini di tutto il mondo, in particolare di quelli che vivono nei Paesi in guerra. Un libro da inviare alle maggiori aziende e ai Paesi che producono le armi per guadagnare, oltre che ai capi politici”.
La risposta del papa fu incoraggiante: “Mi piace l’idea del libro. Avanti!”.
Così è cominciata l’avventura di questo libro testo.
Francesco era un uomo che sapeva ascoltare, ma anche prendere posizione. E non perdeva mai occasione per condannare tutte le forme di violenza, sopraffazione e ingiustizia che affliggono milioni di persone nel mondo.
Su un punto, su cui ci siamo confrontati molte volte, era di una lucidità cristallina. Me lo scrisse in un altro messaggio: “Mentre tanta gente muore nelle guerre, gli investimenti che danno più reddito sono quelli nelle fabbriche di armi. Si guadagna con il sangue”.
− Oh, quanto dolore! −, ha esclamato un giorno durante uno dei nostri incontri, in cui non poteva mancare un momento di preghiera per la pace e la fratellanza.
Era una sofferenza vera quella di Papa Francesco, una pena autentica, ma non paralizzante. Lo ha dimostrato in moltissime occasioni. Quando ci ha ricevuti in udienza privata per il decennale della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, con noi c’era anche padre Gabriel Romanelli, il parroco di Gaza, che con i suoi bambini e ragazzi rifugiati in parrocchia ha contribuito a questo libro.
Francesco ha continuato a chiamarlo tutte le sere sino a poco prima di morire, facendo sentire a lui, alla sua comunità e alla gente della Striscia la sua vicinanza nella preghiera e nella solidarietà.
Ora che il libro esiste, può essere lo strumento che abbiamo pensato per raggiungere due obiettivi.
Il primo è regalarlo ai Consigli di Amministrazione delle aziende produttrici di armi, così che come accadde a Vito Alfieri Fontana possano ascoltare anche loro la voce di più bambini che chiedono: − Perché?
Il secondo è, ovviamente, diffonderlo e potenziare la sensibilità di tutti su questo tema urgente e far nascere, a partire da queste testimonianze, un portale dove arriveranno lettere dai bambini che vivono in situazioni di guerra (nel libro ci sono voci da Gaza, dall’Ucraina, dal Myanmar, dal Congo e dal Sud Sudan) e lettere da bambini che vivono in pace, magari i nostri stessi figli e gli alunni delle nostre scuole.
Insomma: un libro che fa parte di un’iniziativa più grande, che non si fermerà mai finché non cesseranno le guerre in tutto il mondo.
Perché se un uomo che guadagnava costruendo armi è completamente cambiato grazie alla voce di suo figlio, questa è la prova che tutti noi, ascoltando quei cuori, possiamo cambiare.
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