cctm collettivo culturale tuttomondo Annalena Benini (Italia)

Era domenica pomeriggio a Roma e come ogni domenica i genitori progettavano la vita del lunedì con angoscia e con desiderio, con speranza o con la malinconia di chi non vuole abbandonare il fine settimana. Io stavo mettendo lo scotch nei libri di mio figlio perché mi dispiace vedere le ferite nella carta e le pagine penzolanti. Stavo minacciando di buttare tutta la stanza nella spazzatura, stavo pensando all’estate e alla possibilità di andare a vivere in albergo, ma con tutta la settimana stesa ancora intera davanti, quando è arrivato il primo messaggio.
Hanno detto che domani saranno chiuse tutte le scuole.
Ho provato a ignorarlo. Sarà un fake, ho pensato.
Di tutto quello che non capisco, dico, sarà un fake. Non so perché, ma mi rassicura. Ma è arrivato un altro messaggio e poi un altro, e anche la chat dell’altra classe, scuola media, ha cominciato a illuminarsi, a lampeggiare.
Ho capito che non era un fake. Ho provato perfino a fare dell’ironia molto squallida, ho detto, ma io a Ferrara sono sempre andato a scuola, anche quando nevicava. Adesso a Ferrara hanno chiuso tutte le scuole per due giorni, per dire.
Ho sperato ancora per qualche minuto insensatamente che fosse un fake, anche perché le chat traboccavano già di finte ordinanze o di ordinanze di comuni del Molise, e a me veniva il dubbio di aver iscritto mio figlio a una scuola in Molise, ad esempio, non a Roma. Mi sono chiusa in bagno a controllare tutti i siti, tutte le chat e alla fine mi sono arresa. Ho chiamato i bambini e venite, devo dirvi una cosa, sono arrivati dopo ore ciondolando, ignari, con il solito malumore della domenica al tramonto, già pronti a dirmi no.
No al minestrone di verdura, no alla doccia, no a preparare lo zaino la sera invece che la mattina in ritardo, no a tutte le cose a cui direi no anche io. Ho detto solo a occhi bassi, Domani la scuola è chiusa. Hanno urlato, il cane ha abbaiato, il gatto ha soffiato ed è diventato grande il doppio.
Loro si sono abbracciati e poi ritirati immediatamente dicendo Bleah che schifo. Hanno abbracciato me, sono corsi ad abbracciare il padre, hanno ballato e poi si sono immobilizzati, pieni di spavento. Ma non nevica. E se poi cambiano idea? Era quello che tutti gli adulti disperati ripetevano ossessivamente, dentro e fuori le chat, ma non nevica, non nevica, non nevica, anzi fa caldo, Dio mio che caldo. Mi tolgo il golf.
Che città ridicola assurda, dicevo, mentre il mio marito sfoggiava la sua razionalità, sicuro che tanto lui non sarebbe rimasto a casa con i figli.
E se nevica e il sindaco non ha chiuso le scuole, che cosa succederebbe nella tua chat di classe? Esploderebbero?
A parte che le chat di classe sarebbero anche tue, ma ti sei rifiutato di dare il numero di telefono, hai finto di non avere un telefono, ma il punto è che non nevica, senti che è caldo.
La mattina dopo, si sa, era tutto bianco, e non usciva acqua dai rubinetti perché i tubi erano ghiacciati, e la caldaia era andata in blocco per lo shock, e c’erano stalattiti di ghiaccio sul mio motorino e per strada si scivolava anche da fermi. Io mi sono strappata la schiena, perché mi ostinavo a sostenere che era tutto fortemente esagerato, che da noi al nord non si fanno tante storie, che la neve è normale, e così sono scivolata da ferma sul marciapiede.
Era tutto bianco, si sa, e il cane era sconvolto. Non aveva mai visto la neve, ed era culturalmente impossibilitato ad averne conosciuto l’esistenza sui libri, nei film. Avete mai visto lo sguardo di chi scopre la neve senza averla mai immaginata?
Beh, anche solo per quello. Anche solo per il muso del nostro cane, spiaccicato contro la finestra la mattina alle 7.30, è stato bello mandare all’aria un giorno intero, anzi due, e correre scivolando all’OVS a cercare guanti che erano esauriti alle 9 del mattino, perché miliardi di persone erano già corsi a comprare tutti i guanti esistenti. L’emergenza provoca euforia, non solo nei bambini, nei cani, nei pupazzi di neve per strada, anche negli adulti che si sentono all’improvviso protagonisti di un romanzo russo, o gli eroi che porteranno in salvo i figli, sfideranno il gelo per sfarmarli, nel mio caso li porteranno a piedi, ma con le scarpe da montagna, al ristorante cinese al lunedì.
Tutti un po più scemi, un po più esasperati, un po più allegri, tutti desiderosi di dare per primi nella chat la notizia certa della chiusura della scuola anche il giorno dopo. All’inizio era falsa, ma poi diventata vera. E allora l’allegria aumentava nei bambini e diminuiva negli adulti, però restava identica nei cani. Si continuava a borbottare, a cercare soluzioni, babysitter sconosciute, cinema aperti la mattina, cugini di ottavo grado disposti a occuparsi eccezionalmente dei nostri figli e di colanti con il senso materno fino alla decisione finale, l’unica sensata.
Resto a casa io. Quando mi ricapita.
Il cane spiacciacato contro il vetro, i bambini felici, i loro amici felicissime, le domande sul perché la neve è così bianca se il cielo è tutto grigio, perché non si sporca quando viene giù. E io che so rispondere sempre soltanto a tutte le domande con non lo so.
Annalena Benini
Roma, 02 marzo 2018
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foto: la neve sul Colosseo, 2018 by Alessandra Tarantino -fair use
Annalena Benini (Ferrara, 1975) è una scrittrice e giornalista italiana, direttrice del Salone internazionale del Libro di Torino.
Dal 2001 scrive per Il Foglio, occupandosi di libri, cultura, persone e storie, e per l’inserto settimanale Il Figlio, che ha fondato e cura: storie di genitori e figli tratteggiate da narrazioni e confessioni di scrittori, lettere, saggi e romanzi.
Dal 2021 dirige il Foglio Review, il magazine mensile del Foglio. Ha collaborato con vari giornali tra cui Io Donna, settimanale del Corriere della Sera, e Grazia. Ha scritto e condotto su Rai3 il programma Romanzo italiano e su Rai Storia conduce Pietre d’inciampo.
Nel 2021 ha ricevuto il Premio Viareggio Repaci per il giornalismo. Ha pubblicato La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura (2018) e ha curato la raccolta I racconti delle donne (2019). Annalena (2023) è il suo primo romanzo.
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