cctm collettivo culturale tuttomondo Giorgio Caproni Alba

Alba di Giorgio Caproni (Livorno, 1912 – Roma, 1990)
Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.
da Tutte le poesie, Garzanti, 1983
Giorgio Caproni (Livorno, 1912 – Roma, 1990) è stato un poeta, traduttore e scrittore italiano.
La sua opera è caratterizzata da una profonda riflessione su temi come il viaggio, la memoria e l’identità, con particolare attenzione alla figura della madre e alla città di Genova, che considerava la sua “città dell’anima”.
Caproni ha saputo combinare una perizia stilistica con una forte carica emotiva. Utilizzava forme classiche come il sonetto, ma spesso le adattava in modo innovativo, impiegando enjambements e rime interne per creare un ritmo fluido. La sua poesia è nota per la capacità di evocare immagini vivide e per un linguaggio accessibile, pur mantenendo una profondità concettuale.
Tra le sue opere più significative si annoverano: Come un’allegoria (1936), Cronistoria (1943), Stanze della funicolare (1952), Il passaggio d’Enea (1956), che raccoglie poesie sia prime che nuove, Il seme del piangere (1959), Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee (1965), Il “Terzo libro” e altre cose (1968), Il muro della terra (1975), Il franco cacciatore (1982) e Il conte di Kevenhüller (1986). Nel 1989 pubblicò anche una raccolta complessiva intitolata Poesie 1932-1986. In prosa, ha scritto un diario di guerra intitolato Giorni aperti (1942) e altre opere evocative come Il gelo della mattina (1954), oltre a racconti come Il labirinto (1984). Ha inoltre realizzato traduzioni di grande valore di opere di autori come Apollinaire, Proust, Céline e Cendrars. Dopo la sua morte, è stata pubblicata una nuova raccolta di poesie, in parte già preparata dall’autore, a cura di G. Agamben, intitolata Res amissa (1991).
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