cctm collettivo culturale tuttomondo Alda Merini Amore non dannarmi
Amore non dannarmi al mio destino
tienimi aperte tutte le stagioni
fa che il mio grande e tiepido declino
non si addormenti lungo le pulsioni
metti al passivo tutte le passioni
dormi teneramente sul cuscino
dove crescono provvide ambizioni
d’amore e di passione universale,
toglimi tutto e non mi fare male.
Alda Merini
da Testamento, Crocetti, 2002

foto: Alda Merini
Nicola Crocetti è stato tra i primi editori a pubblicare l’opera di Alda, nel 1986, con l’antologia Testamento, curata insieme a Giovanni Raboni (1932-2004). «In quegli anni circolavano le prime poesie sparse — racconta Crocetti — e ho pensato che quell’opera meritava di essere pubblicata». L’editore ha solo un indirizzo di casa per contattare l’autrice: le spedisce una lettera che sarà letta solo tre anni più tardi, visto che a metà degli anni Ottanta Merini vive a Taranto dove ha sposato, in seconde nozze morganatiche (matrimonio religioso, non trascritto in comune), il medico e poeta Michele Pierri.
Merini passa una parte del suo periodo a Taranto nell’ospedale psichiatrico della città; solo quando torna a Milano trova la lettera di Crocetti, che contatta subito. Nasce così un legame lavorativo e di amicizia durato una vita e iniziato con Testamento, di cui Raboni scrive: «Questa è la più bella antologia di poesia uscita negli ultimi 40 anni». «La mia idea era quella di intitolarla Memoriale d’amore — ricorda l’editore — ma mentre il libro è in stampa viene a mancare Pierri, all’età di 86 anni. Alda s’impunta sul titolo e decide di dedicarlo al marito scomparso».
La raccolta passa inosservata dalla critica (anche se molto apprezzata dai lettori, tanto da essere ristampata). Una sola recensione, quella del critico Stefano Giovanardi, esce nel maggio del 1987, e attira l’attenzione di Roberto Cerati, successore di Giulio Einaudi: nel 1991 la casa editrice pubblica l’antologia Vuoto d’amore, a cura della filologa Maria Corti. Merini esce dall’ombra e la sua fama non si arresta più.
Alda Merini (Milano, 1931 – Milano, 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.
La sua esperienza di vita, l’alternarsi di lucidità e follia, l’internamento in manicomio, sono costantemente presenti nella sua poetica.
Lo stile di Alda Merini, poetessa di squisita sensibilità, è caratterizzato allo stesso tempo da una spiccata lucidità visionaria e da una certa inquietudine di sottofondo, espresse tuttavia attraverso toni semplici, lineari, limpidi.
Una sorta di «fantastica irruenza» creativa, per usare le parole del critico Giorgio Manganelli.
Tra le sue opere principali:
Vuoto d’amore (1991)
Ballate non pagate (1995)
La pazza della porta accanto (1996)
La volpe e il sipario. Poesie d’amore (1997)
Fiore di poesia (1998)
Superba è la notte (2000)
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