cctm collettivo culturale tuttomondo Umberto Saba Meditazione
Meditazione di Umberto Saba (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957)
Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. Io siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però che in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.
La luna non è nata, nascerà
sul tardi. Sono aperte oggi le molte
finestre delle grandi case folte:
d’umile gente. E in me una verità
nasce, dolce a ridirsi, chi darà
gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa.
Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era, la cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo dagli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna,
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagno.
Che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema,
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch’è poco
quanto all’immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c’è che per te valga
quanto valso sarebbe un dì quel poco.
La luna è nata che le stelle in cielo
declinano. Là un giallo
lume si è spento, fumido. Suonò
il tocco. Un gallo
cantò; altri risposero qua e là.

opera: Rebecca Campbell
Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957), è stato un poeta e scrittore italiano.
L’infanzia del poeta è molto travagliata. La madre Felicita Rachele Cohen, prima della nascita del figlio, era già stata abbandonata dal marito. Così, alla nascita, Saba viene affidato ad una balia slovena che, avendo perso il figlio, riversa tutto il suo amore ed affetto su di lui. Trascorre quindi la sua difficile infanzia privato della figura paterna, tra l’amore della madre adottiva e l’amore della madre naturale, che spesso lo reclama presso di sé.
Proprio dal rifiuto del cognome del padre nasce il suo pseudonimo, con il quale vuole anche omaggiare la balia, il cui nome era simile a “Saba”.
Si forma da autodidatta coltivando un grande amore per Leopardi, ma studiando anche i classici come Dante, Petrarca e Foscolo ed i suoi contemporanei, tra cui D’annunzio e Pascoli. Si sposa con Carolina Woelfer, chiamata Lina in molte poesie di Umberto Saba, dalla quale avrà una figlia, Linuccia.
Dopo aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale, nel 1921 pubblica il “Canzoniere”, pubblicato in diverse edizioni. Quella definitiva risale al 1961 e raccoglie tutte le opere poetiche di Saba.
Ogni volume del Canzoniere corrisponde a una precisa fase della sua vita: giovinezza, maturità e vecchiaia.
L’opera, fortemente autobiografica, ha una struttura unitaria e compiuta. Proprio per sottolineare la continuità tra le varie poesie contenute nel Canzoniere, Saba si riferisce a quest’ultimo chiamandolo “il romanzo di una vita”.
Oltre alla poesia, si dedica anche alla prosa. Nel 1945 pubblica “Le scorciatoie” e nel 1946 “Raccontini”, testi a volte anche molto brevi che trattano di vari argomenti, anche di natura politica. In “tubercolosi, cancro e fascismo”, ad esempio, Saba condanna in maniera radicale il fascismo, descritto come un cancro che fa ammalare la società. Nel 1953 scrive “Ernesto”, romanzo in parte autobiografico che racconta i turbamenti erotici di Saba adolescente alla ricerca di sé stesso, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1975.
Il successo arriva negli ultimi anni della sua vita, molto difficili e segnati dalla malattia della moglie e da crisi depressive.
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