cctm collettivo culturale tuttomondo Georges Perec (Francia)

Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piano in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all’altro, da un edificio all’altro, da una via all’altra.
Georges Perec
da La vita, istruzioni per l’uso, Rizzoli, 1984
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illustrazione: Bertall, 1845
traduzione: Dianella Selvatico Estense
Georges Perec (Parigi, 1936 – Ivry-sur-Seine, 1982) è stato uno scrittore francese.
Perec faceva parte di quel gruppo di scrittori e studiosi francesi che nei primi anni ’60, su iniziativa di Raymond Queneau e François Le Lionnais, diede vita all’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero “Officina di Letteratura Potenziale), un progetto che ritenendo esaurite le direttrici tradizionali della AVTsi poneva l’obiettivo di trovare nuovi modi e nuove vie per rinnovarla e darle dinamismo.
Membro dell’OuLiPo fu, tra gli altri, anche Italo Calvino. Uno dei metodi principali del gruppo consisteva nel porsi dei vincoli prima di produrre una storia: formule e strutture matematiche tra le più varie, o ancora permutazioni (ad esempio, usare la lettera F al posto della S) e palindromi. In generale, l’idea era di partire da una regola di base, che poteva essere più o meno complessa, e poi far sì che la storia raccontata prendesse forma o, meglio, scaturisse da essa in maniera regolare o irregolare, diretta o indiretta, ma sempre secondo tale schema di partenza, a volte volutamente taciuto. Si pensi ad Esercizi di Stile (1947) di Queneau, dove l’autore descrive sempre la stessa scena – un uomo che si lamenta su un autobus affollato – 99 volte, variando la narrazione capitolo per capitolo, secondo criteri stilistici, enigmistici e retorici sempre differenti; o a La Scomparsa (1969), dello stesso Perec: un romanzo che è anche un lipogramma, ossia un testo in cui non compare mai una lettera, in questo caso la lettera «e».
Culmine dell’attività di Georges Perec è La vie, mode d’emploi (in italiano “La vita, istruzioni per l’uso”), un libro che egli meditò e progettò per ben nove anni, e che finalmente fu pubblicato nel 1978.
Perec immagina uno stabile parigino, un grande e vecchio palazzo situato al numero 11 di rue Simon-Crubellier, nel XVII arrondissement (la via è chiaramente inventata), e strutturato così: 8 piani, più il piano terra e le cantine, con molti appartamenti, di varia dimensione e con un numero variabile di stanze: una figura rettangolare, un quadrato allungato di 10 caselle per lato, per un totale di 100 caselle, come su di una scacchiera. La narrazione di Perec procede infatti secondo i movimenti che potrebbe fare la pedina del cavallo su una scacchiera, muovendosi così di stanza in stanza – ogni stanza è appunto una casella – senza tornare mai nella stessa camera. Si può quindi ritornare nel medesimo appartamento, ma solo se questo ha più stanze. Ciascuna camera-casella rappresenta un capitolo ma attenzione, i capitoli finali saranno 99 (più un preambolo e un epilogo che sono però fuori da tale struttura), e non 100 come si potrebbe pensare: perché? Lo scopriremo solo alla fine.
Ma non finisce qui, perché se il palazzo di Perec è una scacchiera, va anche immaginato come un puzzle.
Il libro è difatti composto di numerosissimi frammenti, di tanti capitoli che assumono senso solo se combinati tra loro, proprio come una singola persona acquista coscienza di sé interagendo con gli altri e in generale col mondo: un pezzo di puzzle, se preso da solo, – ci dice Perec – non può restituire un’idea dell’insieme che andrà a costituire, ma potrà invece essere fuorviante, generando un’impressione sbagliata e confusa in chi lo maneggia e ne valuta la composizione. Come afferma lo stesso autore: «l’elemento non preesiste all’insieme, non è più immediato né più antico, non sono gli elementi a determinare l’insieme, ma l’insieme a determinare gli elementi: la conoscenza del tutto e delle sue leggi, dell’insieme e della sua struttura, non è deducibile dalla conoscenza delle singole parti che lo compongono».
Vedremo che il tema del puzzle sarà dominante nella trama del romanzo. Ma è curioso notare, tra le altre cose, come il termine francese per designare il singolo pezzo di un puzzle, «pièce», sia il medesimo usato per indicare la stanza di un appartamento.
In aggiunta a questa struttura di partenza, si pensi che Perec aveva persino stilato una lista di 42 categorie tematiche assai diverse tra loro: citazioni letterarie, oggetti, date, località, colori, etc., da combinare secondo alcune oscure regole matematiche, di modo che la narrazione proseguisse sempre attorno alle stesse variabili, declinate ogni volta in modo originale.
Claudio Pennisi
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