cctm collettivo culturale tuttomondo Dino Campana Canti Orfici
Ed il mio cuore era affamato di sogno, per lei, per l’evanescente come l’amore evanescente, la donatrice d’amore dei porti, la cariatide dei cieli di ventura. Sui suoi divini ginocchi, sulla sua forma pallida come un sogno uscito dagli innumerevoli sogni dell’ombra, tra le innumerevoli luci fallaci, l’antica amica, l’eterna Chimera teneva fra le mani rosse il mio antico cuore.
Dino Campana
da Canti Orfici, Vallecchi, 1928

foto: Vogue – fair use
Dino Campana (Marradi, 1885 – Scandicci, 1932) è stato un importante poeta italiano del Novecento, noto per la sua opera più famosa, i Canti Orfici.
La sua poesia si caratterizza per elementi sia visionari che visivi, con numerosi riferimenti alla pittura. Campana aveva una cultura pittorica precisa, con influenze dal cubismo e dal futurismo figurativo. La poetica di Campana è stata definita simbolista. Egli attingeva a varie fonti, come Carducci, D’Annunzio, Nietzsche e i decadenti francesi, in una sintesi espressiva mai pacificata.
Le sue poesie sono caratterizzate da visione, simbolo, metafora, analogia, ritmo, enfasi e assolutizzazione della parola. Temi ricorrenti sono l’oscurità, le città portuali, figure femminili come la “matrona barbarica” e le “enormi prostitute”, le pianure ventose.
La malattia mentale di Campana ha influenzato la sua poetica, con una descrizione dei processi mentali dell’autore. Il poeta faceva un uso accentuato e drammatico dei superlativi, creando forti immagini scenografiche.
Nel 1916 conobbe la scrittrice Sibilla Aleramo — rimasta colpita dalla lettura de Canti Orfici — autrice del romanzo Una donna, con la quale instaurò un’intensa quanto tumultuosa relazione, che si sarebbe interrotta all’inizio del 1918.
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