cctm collettivo culturale tuttomondo Gilles Deleuze (France)

Non ci manca certo la comunicazione, anzi ne abbiamo troppa; ci manca la creazione. Ci manca la resistenza al presente. Siamo pervasi di parole inutili, di una quantità folle di parole e di immagini. La stupidità non è mai muta né cieca. Il problema non è più quello di fare in modo che la gente si esprima, ma di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio a partire dai quali avranno finalmente qualcosa da dire. Le forze della repressione non impediscono alla gente di esprimersi, al contrario la costringono ad esprimersi. Dolcezza di non aver nulla da dire, diritto di non aver nulla da dire: è questa la condizione perché si formi qualcosa di raro o di rarefatto che meriti, per poco che sia, d’esser detto.
Gilles Deleuze
da Che cos’è la filosofia?, Einaudi, 1996
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Illustrazione di Alghozy su Unsplash
Gilles Deleuze (Parigi, 1925 – Parigi, 1995) è stato un filosofo francese.
Deleuze nacque in una famiglia della classe media parigina e studiò filosofia alla Sorbona durante la Seconda guerra mondiale, dove si formò sotto la guida di importanti filosofi come Georges Canguilhem, Jean Hyppolite e Maurice Merleau-Ponty. La sua formazione fu segnata anche da esperienze personali dolorose, come la morte del fratello nella Resistenza francese.
Le sue opere più celebri includono Differenza e ripetizione (1968) e Logica del senso (1969), in cui sviluppa una filosofia della differenza che rifiuta le tradizionali categorie identitarie e mette al centro il divenire e la molteplicità.
Deleuze fu anche un grande studioso della storia della filosofia e scrisse monografie su autori come Nietzsche, Spinoza, Kant, Hume e Bergson.
In collaborazione con Félix Guattari, Deleuze scrisse opere fondamentali come L’Anti-Edipo (1972) e Mille piani (1980), testi che criticano la psicoanalisi tradizionale e propongono una visione rivoluzionaria del desiderio come “macchina desiderante” e della società come un insieme di flussi e connessioni (il concetto di “rizoma”).
Deleuze ha influenzato non solo la filosofia, ma anche la critica letteraria, il cinema, la psicanalisi e le scienze sociali. La sua riflessione è caratterizzata da un approccio creativo e nomade, volto a creare nuovi concetti e a superare i paradigmi tradizionali.
In un suo saggio tardivo, Che cos’è la filosofia? (1991), definisce la filosofia come un’attività di creazione di concetti, sottolineando il ruolo attivo e innovativo del filosofo.
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