cctm collettivo culturale tuttomondo Federico Italiano (Italia)
Le dodici notti di Federico Italiano (Novara, 1976)
Notti di fumo –
le dodici notti fuori dal tempo
non appartengono a nessuno
né alla luna né all’aritmetica
solare
ma al sorriso di avi grigi, di
foto
poco più vecchie dei nostri recenti
pannolini, ai fantasmi
dalle chiome ondulate,
agli occhi verdi delle nonne,
ai demoni
disorientati che amano
cioccolato e
candele, che non fanno paura
ma ti toccano coi loro dubbi
cosmetici di narcisi oscuri,
il loro pelo che sa di grotta e
pane
con un non so che di
familiare,
vin brulé con cannella e
arancio.
Il sogno che farai è profezia
distillata dall’albume delle
ore.
Non avere paura: se siamo
fuori dal tempo,
la morte non ci avrà
totalmente. E se
sopravviveremo,
i giorni torneranno al potere
sottile della luce,
nel calendario del sole.
da Godzilla e altre poesie, Guanda, 2026

È sorprendente trovare Godzilla nel titolo della raccolta di poesie di un autore guidato intimamente dall’endecasillabo e dalle variazioni che la figura metrica offre. Se poi consideriamo, eventualmente appoggiandoci all’autorità di Ungaretti, come quel ritmo sia la cadenza naturale per chi scrive versi nella nostra lingua, ecco che troviamo nel libro di Federico Italiano un singolare incontro fra tradizione letteraria e frammenti di cultura pop. L’incrocio è certo inusuale, ma ispirato. E inquietante. Perché è la categoria del «mostruoso», di cui Godzilla rappresenta un emblema storico, a circolare ossessivamente nelle pagine, declinata in immagini che focalizzano mutazioni e degradi ambientali per reinterpretarli visionariamente come avvisaglie d’una apocalisse a venire. Il poeta, dunque, si lancia dentro un universo in folle metamorfosi e a rischio di collasso, dove si intravedono, nei dettagli del vivere quotidiano, le tracce d’un futuro crash epocale; dove, per dirla con Antonio Porta, incombe «l’aria della fine». E sta qui la forza di versi che procedono per accumulazioni paratattiche e sembrano voler inquadrare un epilogo al quale continuano, invece, solo ad alludere con un movimento di rinvio insistito, estenuato. Il dramma, insomma, è lì: nell’aspettare l’inevitabile. E il lettore diventa, in qualche modo, co-protagonista d’una attesa angosciante. E, a libro chiuso, non si ritroverà pacificato con il mondo. Ma in possesso di qualche consapevolezza in più.
Federico Italiano (Novara, 1976) è poeta e traduttore.
Per anni ricercatore a Vienna presso l’Accademia Austriaca delle Scienze, insegna ora Letterature comparate all’Università La Sapienza. Dopo l’esordio con Nella costanza (2003) ha pubblicato L’invasione dei granchi giganti (2010), L’impronta (2014), Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (2015), Habitat (2020) e La grande nevicata (2023). Nel 2026, per Guanda, ha pubblicato Godzilla e altre poesie, con cui è finalista al Premio Strega Poesia. Le sue poesie sono state tradotte in numerose lingue e incluse in diverse antologie, in Italia e all’estero. Ha vinto vari premi, tra cui il Premio Giuseppe Tirinnanzi e il Premio Ceppo Poesia.
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