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Elogio del perfetto padre imperfetto

19/03/2026 By carlaita

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Elogio del perfetto padre imperfetto di Federico Taddia

5 settembre 1996. Pochi minuti dopo mezzanotte. Un paio di jeans indossati al volo, una camicia spiegazzata, occhi assonnati e capelli spettinati. Una valigia in mano, e una cesta in vimini nell’altra. Le acque si sono rotte, si corre verso l’ospedale. Sto per chiudere la porta dietro di me, e per un attimo butto l’occhio verso quel bilocale colorato, incasinato e pieno di vita e come un lampo mi appare concreta e palese una consapevolezza: al ritorno nulla sarà come prima.

Stavo uscendo Federico, e sarei rientrato padre. Nulla – per gioia e per fortuna – sarebbe stato come prima. Tutto per gioia e per fortuna – sarebbe stato nuovo, cambiato, inusuale. Quando avrei riaperto quella porta – con Iacopo nella cesta – sarei entrato in un mondo inesplorato: l’inizio di un viaggio pieno di meraviglie e fatiche, soprese e incognite, responsabilità e rimorsi, gioie e sensi di colpa, tempi da gestire e tempi da subire, risate e lacrime, parole dette e parole non dette.

Sono passati venticinque anni. Dopo lacopo è arrivato anche Edoardo. E ogni giorno – ogni singolo giorno – è come se questo viaggio ripartisse. Sempre nuovo e sempre diverso, sempre sfidante e sempre stimolante, sempre avvolgente e sempre – anche nelle distanze, nelle assenze, nelle mille esistenze che si intrecciano e trasformano – totalizzante.
Un viaggio fatto di certezze e incertezze, consapevolezze e inconsapevolezze, tentativi e sperimentazioni, incontri e confronti, successi e fallimenti. E tanti, tantissimi errori.

Errori a volte minimi e a volte che lasciano cicatrici, che magari neppure vediamo. Errori per desiderio di fare troppo ed errori per non aver fatto abbastanza; errori per timore di non esserci abbastanza o errori perché in effetti non ci siamo stati abbastanza, errori per non voler essere come «gli altri padri» o errori proprio perché abbiamo voluto essere come gli altri padri; errori per voler essere padri migliori di quelli che siamo o errori perché semplicemente siamo padri peggiori di quelli che pensiamo di essere. Errori. Per ansia da prestazione, per voler riempire ogni spazio, per il panico da noia, per voler essere amici prima che genitori, complici prima che educatori. Errori, con lo sguardo agli altri padri – che sembrano sempre più bravi, più efficaci, più empatici, più simpatici, più sorridenti, più tutto. Errori. A cui non sappiamo dare un nome, che non vediamo, che tentiamo di cancellare sovente facendo errori ancora peggiori. Errori. Trappole disseminate nella quotidianità che non vediamo o fingiamo di non vedere in cui cadiamo e ricadiamo per pigrizia, per abitudine, per leggerezza, o semplicemente perché non sappiamo farne a meno. Errori. Che mascheriamo, quasi sempre in maniera ridicola e disastrosa, mostrando tutta la nostra goffaggine e fragilità. Quella goffaggine e fragilità che, paradossalmente, ci fa però togliere la maschera e permette di mostrarci per quello che siamo (e poi forse, dopotutto, anche in quella goffaggine sta la nostra bellezza). Errori. Che ci fanno vincere in tutte quelle discipline in cui siamo campioni del mondo: incoerenza e contraddizione, inaffidabilità e invadenza, incomunicabilità e saccenteria. Errori. Che esplicitiamo in un catalogo di frasi fatte, da utilizzare nel modo sbagliato nel momento sbagliato: «Sono o non sono tuo padre?»; «Quando sarai padre anche tu capirai…»; «Dai, parliamo da padre a figlio…»; «Ai miei tempi si stava meglio…»; «Sono tuo padre, devi ascoltarmi…». Errori. Per affermarci, per affermare il nostro ruolo: come se fossimo i primi a non fidarci di noi stessi, come se fossimo noi a non vederci, a non riconoscerci, nella figura di padre. Errori. Di chi comunque ci vuole provare. Si mette in gioco e in discussione. Guarda in faccia i propri fantasmi e i propri limiti, non si affida solo all’istinto paterno ma va oltre: si informa, studia, cerca conforto e consiglio. Si sente un cosiddetto «nuovo padre» – quante distanze prese dai «vecchi padri» – che legge, studia e fa rete con altri padri, che si cala nella realtà con strumenti, istruzioni e pure qualche salvagente; con il rischio poi di perdere di vista l’obiettivo: essere se stesso. Errori.

In fondo la paternità è questo: esserci, nel migliore dei modi, tra un errore e l’altro. E forse – per assurdo – la nostra chiamata è proprio quella: sbagliare. Essere imperfetti davanti ai nostri figli. Nell’imperfezione -Darwin stesso ce lo insegna – c’è il seme dell’evoluzione. Dall’imperfezione scaturiscono cambiamenti, trasformazioni, sviluppo. Con il nostro essere imperfetti – sì, orgogliosamente imperfetti – i figli si specchiano, si scontrano, si perdono e si ritrovano, si strutturano e si destrutturano, trovano sicurezze e si fanno domande sulle insicurezze, si appoggiano ma imparano anche a cadere – e a rialzarsi – con noi, si fanno travolgere dalle emozioni ma trovano pure appigli per navigarle, sentono la forza ma percepiscono pure l’essenza della debolezza – che non va negata o repressa -apprendono che non esiste una sola via ma molteplici vie, vedono crollare il mito delle verità assolute e dell’assenza di dubbio.

Tra le pieghe delle nostre imperfezioni trovano lo spazio del possibile, del crescere, del tracciare una rotta, del definirsi, dell’indipendenza, dell’esplosione delle potenzialità, della vitalità. Dell’essere meglio e migliori, veri e autentici, belli e ribelli. Dell’essere figli insomma. Di padri perfettamente imperfetti.

da Papà Stories, Il Sole 24 Ore, 2022

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illustrazione: soosh

bluesky

Federico Taddia (Pieve di Cento, 1972) è un autore televisivo, saggista, conduttore televisivo, giornalista, conduttore radiofonico e divulgatore scientifico italiano.

Voce del programma “Non mi capisci” su Radio24, ha condotto “Screensaver” su Rai 3 e “Nautilus” su RaiCultura, ha ideato “La banda dei fuoriclasse” per RaiRagazzi e “Touch” su RaiPlay. Scrive su «La Stampa» e su «Topolino». Ha realizzato il podcast Bello Mondo con Elisa Palazzi. Tra i suoi ultimi libri Nata in Via delle Cento Stelle. Gatti, biciclette e parolacce: tutta la galassia di Margherita Hack e Bello Mondo. Con Teste Toste ha vinto il Premio Andersen per la miglior collana di divulgazione scientifica per ragazze e ragazzi.

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