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Alighiero Boetti (Italia)

24/01/2026 By carlaita

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Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994) è stato un artista italiano.

Nel 1972 si trasferisce a Roma, contesto più affine alla sua predilezione per il Sud del mondo. Già l’anno precedente ha scoperto l’Afghanistan e avviato il lavoro artistico che affida alle ricamatrici afghane, tra cui le Mappe, i planisferi colorati che riproporrà lungo gli anni, come registro dei mutamenti politici del mondo.

Artista concettuale, versatile e caleidoscopico, moltiplica le tipologie di opere la cui esecuzione – in certi casi – viene delegata con regole ben precise ad altri soggetti e altre mani, assecondando il principio del ‘la necessità e il caso’: così le biro (blu, neri, rossi, verdi) in cui la campitura tratteggiata mette in scena il linguaggio; così i ricami di lettere, piccoli o grandi, e multicolori; o i Tutto, fitti puzzle in cui si ritrovano silhouette eterogenee tra cui sagome di oggetti e di animali, immagini tratte da riviste e carta stampate, e molto altro, davvero ‘tutto’.

Ci sono inoltre i lavori postali giocati sulla permutazione matematica dei francobolli, l’aleatoria avventura del viaggio postale e la segreta bellezza dei fogli contenuti nelle buste.

Un altro settore dell’opera di Boetti, di mano inconfondibilmente sua, offre nei primi anni 70 tanti ‘esercizi’ su carta quadrettata, basati su ritmi musicali o matematici; successivamente su carta, composizioni leggere in cui scorrono schiere di animali memori della decorazione etrusca e pompeiana. Il tempo, il suo scorrere affascinante e ineluttabile, è forse il tema unificante della pluralità tipologica e iconografica di Boetti.

Alighiero Boetti ha esposto nelle mostre più emblematiche della sua generazione, da When attitudes become form (1969) a Contemporanea (1973), da Identité italienne (1981) a The italian metamorphosis 1943-1968 (1994).

E’ più volte presente alla Biennale di Venezia, con sala personale nell’edizione del 1990, un omaggio postumo nel 2001 e con un’ampia mostra alla Fondazione Cini nella recente edizione del 2017.

Tra le mostre più significative degli ultimi anni è stata realizzata la grande retrospettiva Game Plan in tre prestigiose sedi (il MOMA di New York, la Tate di Londra, il Reina Sofia di Madrid).

Dell’ampio corpus di opere molte sono conservate in diverse sedi museali italiane ed internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, Stedelijk Museum, il MOCA di Los Angeles, ecc.

La sua opera nonché la sua figura d’artista hanno fortemente influenzato la generazione successiva e gli artisti di oggi, in Italia e nel mondo.

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opera: Alighiero Boetti, Niente da vedere Niente da nascondere, Nothing to See, Nothing to Hide, 1988, ricamo su tessuto – collezione privata

bluesky

Alighiero Fabrizio Boetti (Turin, 1940 – Rome, 1994) was an Italian artist.

In 1972 he moved to Rome, a context more attuned to his affinity for the Global South. The previous year he had already discovered Afghanistan and initiated the artistic work he entrusted to Afghan embroiderers, including the Maps—the colored planispheres that he would revisit over the years as a record of the world’s political transformations.

A conceptual artist—versatile and kaleidoscopic—Boetti multiplied the types of works he produced, whose execution in certain cases was delegated, according to precise rules, to other subjects and other hands, in keeping with the principle of “necessity and chance.” Thus the biro works (in blue, black, red, and green), in which dense hatching stages language; thus the embroidered letters, small or large, multicolored; and the Tutto works, compact puzzles in which heterogeneous silhouettes appear—objects and animals, images drawn from magazines and printed matter, and much more, truly “everything.”

There are also the postal works, based on the mathematical permutation of stamps, the aleatory adventure of postal travel, and the secret beauty of the sheets contained within envelopes.

Another area of Boetti’s oeuvre, unmistakably executed by his own hand, consists in the early 1970s of numerous “exercises” on graph paper, based on musical or mathematical rhythms; later, on paper, light compositions unfold in which ranks of animals appear, recalling Etruscan and Pompeian decoration. Time—its fascinating and inexorable passage—is perhaps the unifying theme of Boetti’s typological and iconographic plurality.

Alighiero Boetti exhibited in the most emblematic exhibitions of his generation, from When Attitudes Become Form (1969) to Contemporanea (1973), from Identité italienne (1981) to The Italian Metamorphosis 1943–1968 (1994).

He participated several times in the Venice Biennale, with a solo room in the 1990 edition, a posthumous tribute in 2001, and a major exhibition at the Fondazione Cini in the recent 2017 edition.

Among the most significant exhibitions of recent years was the major retrospective Game Plan, presented at three prestigious venues: MoMA in New York, Tate in London, and the Reina Sofía in Madrid.

From his extensive body of work, many pieces are held in Italian and international museum collections, including the Centre Pompidou in Paris, the Stedelijk Museum, the Museum of Contemporary Art in Los Angeles, among others.

His work, as well as his figure as an artist, has profoundly influenced subsequent generations and artists working today, in Italy and worldwide.

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