cctm collettivo culturale tuttomondo David Maria Turoldo Settembre
Come son belle le donne a settembre
tutta la gente è bella a settembre,
anche i poveri odoran di sole.
Le strade sono le mie gallerie
di arte, la sera: bulbi e pupille
lampeggiano nell’aria serena.
E per te, o Sole che ora
mite splendi sul campo di tutti:
hai fatto della città un braciere
e delle spiaggie la tua arena.
Ma sulla casa dei poveri
ancora più sosti
a giocare tra rottami di gronde
e logori portali!
Solo per te, o Sole, non per altri!
Madre-Natura, che tu non sia
almeno per un tempo
almeno a settembre
solamente tormentoso ricordo.
Mia antica stagione, autunno,
tempo che sempre rimpiangerò.
Che io possa Signore
anche dopo
vedere questi purissimi colori:
finalmente felice di essere
e avere vissuto.
E sia come già gridassi
dalla mia ultima cella:
amen, amen, Signore.
David Maria Turoldo
da Il grande male, 1987

opera: Frank Weston Benson, Afternoon in September, 1913
David Maria Turoldo (Coderno del Friuli, 1916 – Milano 1992) è stato un poeta e saggista italiano.
Sacerdote, durante la guerra fu tra i fondatori de «L’Uomo», rivista clandestina antifascista; negli anni successivi collaborò con don Zeno Saltini alla costruzione della libera «Città di Nomadelfia» e con padre Camillo De Piaz fondò a Milano la «Corsia dei Servi». Negli ultimi trent’anni visse a Sotto il Monte (Bergamo) dove diresse il Centro studi ecumenici Giovanni XXIII.
La sua opera, che testimonia un cristianesimo vissuto come ansia di comprensione dei problemi del mondo contemporaneo e come lotta contro il Nulla del male, comprende numerosi volumi di saggi (Non hanno più vino, 1957 e 1979; Tempo dello Spirito, 1966; Alla porta del bene e del male, 1978; Il diavolo sul pinnacolo, 1988), testi teatrali (La terra non sarà distrutta 1951), poesie (Io non ho mani, 1948; Se tu non riappari, 1963; Il sesto Angelo, 1976; Il grande male, 1987; O sensi miei. Poesie 1948-1988, 1990; Canti ultimi, 1991; Qohelet, 1992); traduzioni (I Salmi, 1973 e, con G. Ravasi, 1987; Chiesa che canta, 7 voll., 1981-82). Nei testi poetici, in cui Turoldo ha dato le prove letterariamente più valide, una sensibilità e una pregnanza semantica tutte novecentesche si fondono con risonanze ed echi biblici.
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