cctm collettivo culturale tuttomondo Marina Cvetaeva Il sogno
Il sogno di Marina Cvetaeva (Mosca, 1892 –1941)
1
Scendo – stordita – senza ringhiere:
scala infinita.
Avido sbirro, il sogno rovista
i miei misteri. Spenti
i vulcani? Freddi i crateri? Ah, non credete
alla morte delle passioni …
Attento carceriere, su e giù per la prigione,
Morfeo misura i cuori. Ehi, voi,
squallore collettivo!
Che non conoscete la rovina
giù dai tetti! Né – sdraiati sui piumini –
le metamorfosi del volo! Un tonfo :
si incrina il guscio della vita
con la zavorra di mariti e mogli.
Vigile aviatore sulla città nemica –
l’anima sorvola il sogno. Il corpo
sbarra invano ogni sua porta:
già canta il sangue nelle vene.
Con precisione da chirurgo il sogno fruga
le mie ferite. A nudo!
Autopsia…E neanche un buco lassù
in galleria, per celare ai miei occhi veggenti …
Confessore immorale, il sogno rimesta
tutti i miei segreti …
2
Il cervello – una profonda piaga
da decubito. E alla primavera
mancano tre secoli. A letto vado
come a teatro, per sognare:
per vedere il paradiso
di Davide, l’elmo sacro di Achille,
per non vedere il massacro
della vita, i muri, il peso.
Con questo fine io vado
a letto: al lume cieco – vedo.
“Ai piumini non prestate fede!…
Parenti dei cumuli di neve!”
Morbido adescamento, piume,
lenta cattura di gambe e braccia.
Lusinga femminile di madre
che addormenta il bambino.
Dormire! Scoperchiare i sepolcri
delle stanze! E bere dall’azzurro!
Nel letto: come in fondo al lago
dove voi annegate! Guado, fango
dei tropici, marciume, limo
dell’Indostan… Vado
a letto come in un baratro
senza ringhiere.

illustrazione: Marina Cvetaeva by Eva Zaragozá
traduzione di Serena Vitale
Marina Cvetaeva (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941) è stata una poetessa e scrittrice russa.
Marina Cvetaeva scrisse le prime composizioni all’età di 6 anni esprimendosi, oltre che in russo, anche in francese e tedesco. Diventò una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l’esponente di maggior spicco del locale movimento simbolista. Il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell’armata bianca, in cui il marito Sergej Jakovlevič Ėfron militava come ufficiale; emigrò prima a Berlino e poi a Praga nel 1922 … continua a leggere su Wikipedia
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