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Nefertiti La Bella è giunta

01/04/2026 By carlaita

cctm collettivo culturale tuttomondo Nefertiti La Bella è giunta

La Bella è giunta. Questo significa il nome di Nefertiti, la bellissima moglie del faraone Amenofis IV, poi Akhènaton: una donna tanto potente quanto intelligente, ricordata dalle antiche iscrizioni come “Signora della felicità”, “Signora dal viso luminoso”, “Dotata di tutte le virtù, dama piena di grazia, grande nell’amore, i cui sentimenti fanno la felicità del signore dei Due Paesi”. Grande Sposa Reale, fu amatissima dal sovrano d’Egitto, che la preferì ad altre pretendenti sicuramente più qualificate di lei a diventare regine. Non si esclude sia stata nominata coreggente dal marito e forse gli succedette per breve tempo come sovrano, dopo aver mutato il proprio nome in Smenkhara. Ma queste sono solo ipotesi.

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opera: Thutmose, Ritratto di Nefertiti, 1340 a.C. ca. Calcare dipinto – ubicazione: Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino

Di Nefertiti, in effetti, sappiamo pochissimo. Non era imparentata con il faraone, che pure aveva almeno cinque sorelle minori, legittimamente destinate a sposare Akhènaton, com’era uso allora in Egitto, e a regnare al suo fianco. In considerazione del suo nome, alcuni egittologi ritengono che Nefertiti sia stata di origine straniera, e che sia “giunta”, ossia arrivata, in Egitto da lontano. Ma non esistono altri indizi. È più probabile che Nefertiti, per i suoi contemporanei, fosse “giunta” dal cielo, donata al re e al mondo dalla benevolenza degli dèi. Si pensa che, venerata dal popolo, sia stata divinizzata in vita, come incarnazione della Dea Tefnut, Signora dell’Umidità.

Della regina Nefertiti, celebrata per la sua straordinaria bellezza, sono rimasti numerosi ritratti. Uno, in particolare, riesce a valorizzare la finezza dei suoi elegantissimi tratti somatici. Questo celebre busto, noto come Ritratto di Nefertiti, Busto di Nefertiti o semplicemente Nefertiti, fu scoperto a Tell el-Amarna il 6 dicembre 1912, durante gli scavi della Società Orientale Tedesca diretti dall’archeologo Ludwig Borchardt, ed è per questo conservato oggi a Berlino. L’opera fu rinvenuta nei resti di una casa di mattoni d’argilla, laboratorio dell’antico scultore egizio Thutmose, che del ritratto è quindi considerato l’autore. È stato ipotizzato che il busto si trovasse sopra una mensola di legno e che a seguito di un crollo cadde, rimanendo tuttavia quasi integro e venendo poi conservato e protetto dalle macerie sovrastanti.

Realizzato intorno al 1340 a.C., ossia negli anni ultimi del regno di Akhènaton, il busto, alto 50 cm, è di pietra calcarea, è interamente ricoperto di gesso dipinto e non riporta alcuna iscrizione geroglifica. L’identificazione del soggetto con Nefertiti non è però in discussione, in base alla somiglianza con altri ritratti e soprattutto per la caratteristica corona dalla forma tronco-conica allungata, il cui originale era impreziosito da un diadema d’oro e pietre preziose. Il serpente Ureo (nell’Antico Egitto, come la barba posticcia, simbolo di regalità) che si trovava sul lato anteriore della corona è andato perso.

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opera: Thutmose, Ritratto di Nefertiti, 1340 a.C. ca. Calcare dipinto – ubicazione: Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Berlino

bluesky

L’occhio destro è in cristallo di rocca, con iride e pupilla finemente incise e dipinte. L’occhio sinistro è invece mancante. Non è stato mai stabilito con certezza se il busto sia stato abbandonato incompiuto oppure se, come sarebbe più legittimo supporre, questa parte è caduta. Nefertiti è, indiscutibilmente, bellissima: occhi leggermente a mandorla, zigomi alti, naso sottile, bocca carnosa dalle labbra sensuali, collo lungo ed elegante. Sembra, in effetti, una diva di Hollywood, finemente truccata da un moderno make up artist che ha disegnato le sopracciglia, esaltato il contorno occhi con il kajal e valorizzato le labbra con leggero tocco di rossetto rosso-bruno.

Giuseppe Nifosì

Giuseppe Nifosì (1964) è storico dell’arte e dell’architettura e docente di storia dell’arte. È impegnato nell’insegnamento e nella divulgazione della storia dell’arte, attraverso pubblicazioni, lezioni e conferenze.

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